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mer 19 giugno 2013
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Ordini Professionali: il vento delle liberalizzazioni

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ordini-professionaliIl vento delle liberalizzazioni spira sempre più forte. Quello che originariamente era l’obiettivo di uno schieramento politico, oggi sembra essere diventato un motivo condiviso e all’ordine del giorno dell'agenda politica italiana.I moltissimi problemi del nostro paese saranno spazzati via da una folata liberalizzatrice che non risparmierà più nessuno. Via la crisi economica, via la mancanza di lavoro, via ogni problema.Un approccio semplicistico in cui, come sempre accade, logiche manichee rappresentano un paese che non esiste; da una parte il male (le professioni ordinistiche) e dall’altra il bene (le liberalizzazioni tout court). In questo quadro noi  della Federarchitetti non possiamo che dire: ECCOCI, SIAMO PRONTI! Spariranno gli ordini? Pazienza, tutti ormai ci spiegano che questo sistema è un tappo perl’Italia, una lobby, un limite alla concorrenza, un freno allo sviluppo di questo paese.Poi guardo i numeri e mi rendo conto (sperando però che qualcuno mi spieghi queste cifre) che siamo in presenza di circa 145.000 architetti in Italia (numeri che crescono vertiginosamente ogni anno), a cui dobbiamo aggiungere tutti gli altri tecnici laureati e diplomati (non dimentichiamoci poi delle lauree brevi; ultimo innesto nell’albero delle professioni) e quindi non mi sembra una difesa corporativa di una élite; ricordo i tanti discorsi sui minimi tariffari e cosa avrebbe significato la loro abolizione per i più giovani e vedo (ma oggi è troppo facile dire: io l’avevo detto) un mercato selvaggio in cui ribassi che non avrebbero nessuna legittimità in nessun altro campo, vengono sempre più “limati” dalle grandi strutture che devono mantenere in funzione la loro struttura, alla faccia dei giovani che invece hanno perso ogni briciola di competitività, guardo le ultime ricerche sui nostri proventi e mi accorgo che ormai il reddito medio degli architetti liberi professionisti è bassissimo, ed allora mi chiedo … cosa staaccadendo? A chi interessa che si smantelli un pezzo così importante del nostro paese, un comparto che fa del suo lavoro un tassello rilevante del sistema culturale del nostro paese?Un sindacato come il nostro deve allora riflettere, cercare di comprendere a prescindere dalle diversità e dalle specifiche contrapposizioni che si possono avere sui singoli argomenti, non sul mantenimento degli ordini ma sul  “sistema professionale” del nostro paese, sul ruolo chel’architetto deve avere nella nostra società e  solo successivamente sui suoi meccanismi eorganismi di controllo.Vorrei, a questo proposito, ricordare a tutti il discorso del 2007 di Nikolas Sarkozy che pone “... l’architettura al centro delle ... scelte politiche. L’architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo degli uomini: non solo lo traduce e lo interpreta, ma lo condiziona. L’architettura ... definisce il nostro ambiente di vita, ... modifica i nostri rapporti con lo spazio e con gli altri. Non credo che la cultura sia una semplice merce ... La cultura non è un’aggiunta, un “supplemento d’anima”, è l'anima stessa della civiltà. L’arte, la cultura, l’architettura sono parte integrante delle condizioni di spirito della società; esprimono la sua visione del mondo, il posto che riserva all’uomo. E ciò è particolarmente vero per l’architettura, che si colloca al crocevia di tutte le tecniche, di tutti i sapori, di tutte le credenze, nel cuore stesso del rapporto col tempo e con lo spazio, dell’immaginario che unisce, o che dovrebbe unire i membri di una stessa comunità umana. … l’architettura è anche politica ... si colloca al crocevia delle politiche culturali, economiche, urbanistiche, abitative, ambientali ...L’architettura è l’identità del nostro Paese …”.Io credo che il nostro sia un paese bloccato non perché resistono organismi e/o meccanismi antiquati che dovrebbero essere eliminati ma perché ritengo che non si sia mai effettuata una profonda riflessione sul semplice aggiornamento del nostro “sistema paese”.Ragionando in termini di metafora è come se noi non effettuassimo mai la semplicemanutenzione ordinaria di un manufatto e poi ci stupissimo degli interventi consistenti e costosidella manutenzione straordinaria effettuata dopo anni d’incuria; a questo primo stupore poi inostri politici sembrano aggiungere che la soluzione è ancora più semplice. Nessuno pensa adeffettuare quegli interventi ormai inevitabili; la grande idea  – per chi poi è da capire!  – èabbattere  direttamente il manufatto, perdendo così tutte le possibilità di utilizzarlo, anche connuove funzioni.Tornando a noi, altra cosa sarebbe, in un semplice meccanismo di aggiornamento, procedere alla costante revisione delle norme strutturanti il nostro sistema eseguendo poi dei semplici aggiustamenti o revisioni periodiche.Dobbiamo effettuare la manutenzione ordinaria del nostro Sistema adeguando i meccanismi ad un mondo che in questi pochi decenni si è profondamente trasformato.In questa logica gli ordini servono ancora? Così come sono oggi strutturati probabilmente no; losforzo è allora quello di trovare regole che garantiscano la collettività senza demagogie esuperficialità.Le rappresentanze sono solo delle associazioni volontarie – e questo le rivendichiamo con forza - ma la tutela della collettività passa attraverso dei meccanismi di controllo; qualche giorno fa il Presidente degli Architetti di Roma ha usato una metafora convincente: gli ordini sono leautority ante litteram di questo paese.Che la società si interroghi sul ruolo dell’Architetto e procediamo ad una revisione degli ordini in questa direzione e lasciamo – e potenziamo – la rappresentanza delle professionalità aisindacati. Siamo tutti pronti a fare la nostra parte e ci piacerebbe che la classe politicaraccogliesse questo appello superando le logiche di partito e le semplici demagogie checertamente fanno presa in un dibattito televisivo ma rischiano di gettare il nostro paese in uncaos sociale.Vorrei sapere dalla nostra classe politica cosa pensa del ruolo degli architetti e dell’Architettura nella nostra società; vorrei sapere se ritengono che la tutela del territorio non sia un bene primario da tutelare, amerei conoscere se credono che la tutela della salute pubblica non passi anche attraverso il controllo e la pianificazione – pur con le dovute semplificazioni – dellosviluppo edilizio di questo paese.Mi appello ad una classe politica distratta che credo non abbia riflettuto abbastanza sull’anima della nostra civiltà: l’Architettura.


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