Il presidente della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia e vice presidente di Confedilizia, Achille Colombo Clerici, a margine del Convegno in data 7 aprile 2011 organizzato da Confedilizia, sul tema “La Proprietà Edilizia per l’unità nazionale” con relatori Gianni Marongiu, Antonio Martino, Andrea Ungari, dichiara:
“Vorrei innanzitutto osservare come il rapporto, nella realtà italiana, tra proprietà privata immobiliare e società e città possa considerarsi un modello della valenza sociale, culturale, economica e politica del ruolo dei risparmiatori dell’edilizia nel processo di formazione, di sviluppo e di progresso della città.
I proprietari, i risparmiatori immobiliari, che non rappresentano di certo un gruppo, una classe, un ceto sociale, ma costituiscono una parte, una categoria economico-sociale trasversale alla società stessa (composta da professionisti, commercianti, imprenditori, industriali, artigiani, artisti, uomini di cultura, funzionari) sostengono, assecondano, favoriscono ed orientano i processi urbani, di sviluppo e di trasformazione, in quanto concorrono in modo rilevante alla formazione della cultura dominante della propria epoca ed a determinare di conseguenza i caratteri della città.
Ma di certo, la loro funzione sociale non si limita a questo aspetto.
I proprietari ed i risparmiatori del settore edilizio, con i loro investimenti, hanno permesso il formarsi della città ed il costituirsi di quel mix funzionale che, ancor oggi, è il fiore all’occhiello delle nostre città italiane.
Senza il volano della locazione per l’abitazione e per le botteghe commerciali, artigianali e spesse volte per molti edifici industriali, come avremmo potuto fronteggiare le emergenze abitativo/funzionali cittadine, createsi nei due Dopoguerra, e come avremmo potuto permettere, nel nostro paese, quei processi di inurbamento che hanno condotto, attraverso enormi migrazioni, a cambiare il volto delle nostre antiche città?
Per queste ragioni la città italiana costituisce un modello esemplare, paradigmatico del ruolo della nostra categoria, come parte rilevante nello sviluppo sociale, culturale, urbanistico della città: nella sua storia, in definitiva .
L’altr’anno un gruppo di studiosi facenti capo al nostro INSTAT (Istituto nazionale di studio e di tutela dell’ambiente e del territorio. www.instat.wordpress.com) ha condotto un sondaggio studio dal titolo “Manifesto immagine Italia”, per mettere a fuoco i sentimenti che le diverse città italiane, ispirate da culture e sentimenti diversi, a loro volta esprimono ed ispirano.
Ne è emerso un quadro sorprendente ed appassionante in cui le “cento città” rappresentano altrettanti caratteri, altrettante anime, differenti gli uni dagli altri, le une dalle altre.
Costituiscono la “diversità” delle singole città italiane; fattore di attrattività e di competitività anche a livello internazionale.
Ma quanto stupefacente poi è veder raffigurato nel volto delle città,nei caratteri architettonici, nei materiali usati, nell’immagine complessiva, il volto delle loro genti.
Ogni società, ogni epoca ha lasciato nell’immagine della città la sua impronta: e cio è opera non solo dei suoi costruttori, ma soprattutto del mondo che vi stava dietro.
Nelle varie epoche, l’impronta della compostezza classica, dello slancio spirituale ed umanistico, dei secoli oscuri, dell’anelito al sapere scientifico, del rifiorire della leggiadria estetica, delle virtù borghesi, del razionalismo efficientistico e tecnologico.
Un vero ritratto storico della nostra Italia, che si riconduce al leit-motiv dominante: la bellezza.
* * *
La categoria dei proprietari immobiliari ha inoltre assolto ad un altro compito sul piano sociale, in particolare in campo ambientale, soprattutto in questo momento storico.
La casa, l’immobile, infatti, restano fra i pochi fattori territorializzanti nella vita moderna: in altri termini producono un radicamento terraneo (per usare una espressione di Massimo Cacciari) cioè un attaccamento al territorio.
L’interesse dei cittadini alla casa ed alla prosperità del territorio in un’epoca in cui stiamo assistendo a tutta una serie di fenomeni deterritorializzanti (quali i processi di ristrutturazione – di innovazione tecnologica – di terziarizzazione – di finanziarizzazione – di internazionalizzazione) e di delocalizzazione di attività e funzioni con abbandono del territorio; l’interesse dei cittadini per la casa, dicevo, come abitazione e come bene in cui è collocato il risparmio, continua a mantenere la sua funzione di presidio del territorio e di fattore di tutela ambientale.
Nella storia ed ancor oggi il mondo della Proprietà Edilizia ha espressi, interpretati e rappresentati ideali di democrazia, di impegno sociale, di libertà.
Ed oggi, nel centocinquantenario della unificazione del nostro Paese, vorrei ricordare la funzione sociale, economica, culturale, svolta storicamente dalla proprietà edilizia (consolidatasi proprio grazie alla cultura dell’Italia post-unitaria) una funzione che dev’essere, oggi più che mai, idealmente acquisita e politicamente difesa.”
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