
Grande attenzione da parte dei visitatori ai mobili presentati ne lla mostra Eccellenze di design proposta nella ex-chiesa di S. Ambrogio dal Comune di Cantù in stretta collaborazione con la “Associazione per il Museo di Cantù - Centro di documentazione per l’artigianato e le arti industriali”, Confartigianato Imprese Como, Camera di Commercio di Como e Cassa Rurale e Artigiana di Cantù.
Ognuno degli arredi ha una sua specificità: sempre rilevante è il nome del designer, ma estremamente qualificati sono le aziende o le botteghe artigiane che li hanno realizzati. Vi sono raccolti manufatti realizzati dalle botteghe artigiane canturine a partire dagli anni ’30 del secolo scorso su progetto di alcuni fra i maggiori architetti e designer, tra i quali spiccano i nomi di Giuseppe Terragni, Franco Albini, Carlo Enrico Rava, Gio Ponti, Ico Parisi, Paolo Buffa, Guglielmo Ulrich, Aldo Rossi, Ettore Sottsass, Afra e Tobia Scarpa, Bruno Munari, Pininfarina, Franco Purini. Ognuno dei mobili presentati meriterebbe una considerazione a sé. Come ad esempio il tavolo pr ogettato da Franco Albini nei primi anni Trenta per la casa milanese di Arturo Ferrarin, celebre aviatore italiano, artefice delle più audaci traversate con annessi record intercontinentali che l’Italia abbia conosciuto. Il tavolo di forma rettangolare, realizzato in ebano Macassar e avoriolina, con profili in alpacca sui bordi, reca intarsiate le sagome di “apparecchi” (così allora venivano chiamati gli aerei) e le relative sigle, oltre ad un apparato iconografico legato al volo, quali paracaduti, linee, traiettorie che resero celebre nel mondo le imprese dell’aviatore Ferrarin. “Questo tavolo - ci dice Michele Marelli, curatore della mostra con Alfio Terraneo - oltre che essere un pezzo unico, quindi ambito dal mercato del collezionismo al pari di un’opera d’arte, racchiude in sé un co ncetto, a distanza di anni, tanto attuale quanto inseguito e r icercato: il “custom made”, ovvero l’oggetto realizzato a misura, appositamente per un committente ed eseguito dalle abili mani di capaci artigiani.”
Uno dei mobili più datati esposti in mostra è sicuramente il contenitore in noce con portadischi, progettato da Giuseppe Terragni, per la “Casa al mare per uno studente”, eseguito a Cantù da Paolo ed Enrico Borghi e presentato alla V Triennale di Milano nel 1933. Una analisi accurata di questo straordinario oggetto, permette di comprendere un equilibrio compositivo, fra i pieni ed i vuoti leggibili nel prospetto, che ricordano perfettamente la poetica espressiva di Terragni in architettura. Il mobile che ha dimensioni ridotte, esprime il concetto di razionalità e di novità tipologica, del quale era portatore Terragni, anche se di mobili sembra non ne abbia disegnati molti. La testimonianza importante è che già dagli anni trenta le collaboraASSOCIAZIONE per IL MUSEO DI CANTU’ centro di documentazione per l’artigianato e le arti industrializioni fra grandi architetti e artigiani locali era già attiva, con la esecuzione di mobili su disegno di alta qualità. È invece del 1955 Il tavolo progettato da Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti: è un esempio di “pezzo unico” che espr ime la sapienza costruttiva e la sensibilità di saper trattare il materiale , di un artigiano come Pierino Frigerio .
Tavolo espressione di eleganza assoluta, dove le ragioni tecniche e quelle progettuali convivono in un unico insieme di forma essenziale e rigorosa . La tecnica esecutiva è quanto di più tipico possa esprimere la cultura artigianale , in quanto l’oggetto si configura come un pezzo unico, realizzato attraverso la “tornitura” di un elemento in strati di betulla, che parte dalla base per finire all’estremo bordo del piano. Per comprendere appieno la perfetta esecuzione del manufatto bisogna osservare il tavolo da vicino e possibilmente guardando sotto il piano, per scoprire la magia di un elemento unico segnato in orizzontale da una serie infinita di strati di betulla. La poltrona di Antonio Scoccimarro , rappresenta una straordinaria espressione di plasticità della forma e modernità dell’oggetto, la struttura portante ,formata da elementi curvati attribuisce leggerezza ed eleganza al manufatto. La perizia esecutiva dei fratelli Paolo ed Enrico Borghi, evidenzia una lavorazione prettamente artigianale, che è riconoscibile proprio negli elementi curvati, che sono realizzati attraverso la posa di lastroncini di legno incollati fra loro e pressati fra una forma e controforma ( anch’esse realizzate in legno dall’artigiano) che ad incollaggio avvenuto evidenziano il manufatto finito. L’ancoraggio far le varie partizioni curvate della struttura sono realizzate anch’esse su disegno, in ottone, e assegnano un ulteriore valore tecnico e decorativo , alla struttura della poltrona. Sembra un oggetto straordinariamente attuale questa seduta che è stata progettata ed eseguita negli anni ’60 Nell’insieme, la mostra documenta il maturare della modernità nel campo del design con il variare delle forme che seguono ora il valore della razionalità ora il gusto dell’eccentrico, ma in un ambito che comunque garantisce la qualità del prodotto la cui esecuzione era affidata agli artigiani canturini, professionisti in grado di risolvere qualunque problema, da quelli strutturali a quelli funzionali ed estetici. In questi mobili – attualissimi tutti ancora oggi – genio e maestria si incontrano e segnano senza dubbio la strada da percorrere per rimanere ancora oggi sul mercato in modo competitivo. La mostra, che si avvale del patrocinio del MIBAC - Ministero per i beni e le attività culturali, dell’Assessorato all’Industria Artigianato Edilizia e Cooperazione della Regione dLombardia, oltre che dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Como, è aperta al pubblico nei pomeriggi da giovedì a domenica, ore 15-19, e al mattino e negli altri giorni è accessibile per visite ded icate alle scuole e ai gruppi previa prenotazione (tel. 031316352, Stefania Novati).
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