L’avvio della demolizione dell’ex cementificio di Sala, cui stiamo assistendo in questi giorni, apre a due riflessioni fondamentali: la prima a carattere specifico e la seconda a carattere più generale e di governo del territorio. Una prima considerazione, mi fa pensare e mi meraviglia molto del come si sia avviato un così importante e deciso intervento senza che si possa conoscerne le finalità. Infatti, di là da scenari pianificatori di cui si dovrà in ogni caso discutere, mi sembra opportuno soffermarsi su un primo e importante aspetto che riguarda la vera e propria demolizione e che pone una domanda riguardante gli aspetti legati alla tipologia dei materiali da rottamare: è stata fatta un’analisi dei materiali presenti e del come portarli a discarica e quale?; è stato altresì predisposto un piano di bonifica, specifico ed essenziale per il futuro dell’area? Suppongo che questi due interrogativi siano stati già affrontati dagli Uffici preposti che sicuramente hanno già una risposta ma che sarebbe opportuno conoscere vista l’importanza e gli aspetti generali che il sito stesso ha in sé. Ma sicuramente gli Uffici, che hanno autorizzato il quanto, evidentemente già conoscono le finalità di questa attività edilizia così avviata; è una demolizione tout court che individua solo un’attività di bonifica o siamo in ottica di un intervento edilizio predeterminato? A prescindere dalla risposta, s’individua in ciò, un problema di natura pianificatoria. Infatti, stiamo parlando del più grosso complesso dismesso della città, una superficie enorme con volumi importanti; ed è pur vero che le aree dismesse potrebbero e devono avere un’immediata e concreta possibilità di essere recuperate, è anche vero che parliamo di una vera e propria porzione di città che, mi sembra doveroso dirlo, non è solamente un bene dell’effettiva proprietà bensì è un’area le cui ricadute interessano tutta la collettività. Un’area così importante costituisce un bene collettivo e, come tale, andrebbe partecipato e inserito all’interno di un processo di pianificazione condiviso e capace di avere dei risvolti legati ad uno sviluppo economico per l’intera città, salvaguardando naturalmente l’interesse privato che sicuramente è alla base di tutto. Ai tempi delle precedenti legislature Abramo, il cementificio di Sala, è stato al centro di un processo di pianificazione dal punto di vista di un quadro generale di recupero urbano, e per questi si era già resa concreto, da parte del Comitato di Rappresentanza dell’Area Metropolitana dei due Mari nel rispetto del PRUST di Catanzaro, la volontà di avviare un concorso di progettazione internazionale per capire meglio gli aspetti futuri dell’area. Non so se i tempi e le circostanze consentano ancora ciò, ma in ogni caso ritengo che non si possa far passare nell’indifferenza questo ed altri patrimoni della città. Tutto ciò porta all’evidenziazione della necessità di un processo di pianificazione e di governo generale del territorio comunale. Infatti, credo che si debba tornare a parlare di città e di sviluppo e quindi parlare di un Piano Strutturale che in Catanzaro stenta a decollare. In ogni caso la città ha bisogno di riavviare un proprio processo strategico e di pianificazione anche ai tempi della crisi; un processo da avviare in modo partecipato e condiviso. Anche in un momento in cui sarà impossibile avviare tante opere, credo però fondamentale un processo di pianificazione completo e organico, tale da consentire uno sviluppo generale, da realizzare a step, ma sul quale si potrà fondare un rapporto concreto anche con i privati che potranno avere sicuramente un quadro generale su cui eventualmente proporre interventi. Mi va, infine, di richiamare il Sindaco Abramo a quelle iniziative che, durante sua prima legislatura, ha avuto il coraggio di avviare con dei workshop internazionali su Lido che coinvolsero anche 20, all’epoca, giovani architetti che tentarono di ri-progettare Catanzaro Lido. Una grande iniziativa che potrebbe essere ancora una metodologia di lavoro su cui insistere e che invito a rileggere nella sua attualità per i risultati raggiunti. Forse questa è l’opportunità che ci dà questa crisi e come si sa, le crisi non vanno mai sprecate.
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